Quando leggi “allerta banconote euro” e “lista di quelle che potrebbero perdere valore presto”, è normale che ti scatti un campanello: nessuno vuole ritrovarsi in tasca carta che non vale più nulla. Il punto, però, è che la famosa “lista” non esiste. E proprio qui sta l’aspetto più interessante, perché dietro quel titolo girano in realtà due storie diverse, entrambe reali ma spesso raccontate in modo confuso.
La “lista” che non c’è (e cosa significa davvero)
Non esiste, ad oggi, una comunicazione ufficiale della BCE o di altre autorità che indichi specifiche banconote in euro destinate a “perdere valore” a breve. Le banconote attuali restano valide e, quando in futuro verranno introdotti nuovi design, il passaggio non comporta automaticamente l’invalidazione delle vecchie.
Quindi perché se ne parla così tanto? Perché si mescolano:
- la raccomandazione della BCE di tenere contante per emergenze
- alcuni allarmi, spesso sensazionalistici, su banconote da 20 euro potenzialmente contraffatte
E questi due piani, messi insieme, sembrano creare una minaccia imminente che in realtà non è supportata da “liste” ufficiali.
Perché la BCE invita a tenere contanti in casa (senza panico)
Nel Bollettino Economico n. 6/2025, la BCE ha riportato un’idea semplice: in caso di crisi, il contante resta un’ancora. Non è una frase nostalgica, è una misura pratica. Blackout, attacchi informatici, guasti ai POS, interruzioni di rete, in 72 ore può succedere di tutto, e i pagamenti digitali possono diventare improvvisamente inutilizzabili.
Ecco perché si parla di conservare banconote sufficienti per affrontare almeno 72 ore. Alcuni Paesi, come Olanda, Austria e Finlandia, hanno citato cifre indicative come 70-100 euro pro capite per spese essenziali.
C’è anche un dato che colpisce: nonostante viviamo di carte e app, il valore delle banconote in circolazione è cresciuto fino a circa 1.588 miliardi di euro nel 2024, pari a circa 10,4% del PIL dell’area euro. Questo non è un segnale di svalutazione, è un segnale di domanda di sicurezza.
L’allerta sulle 20 euro: non “perdono valore”, rischiano di essere false
La seconda storia riguarda articoli che parlano di un presunto “simbolo di allerta” sulle banconote da 20 euro. Qui il punto non è che una banconota autentica perda valore, ma che una banconota contraffatta non vale nulla e, se provi a spenderla, rischi di finire in un guaio serio.
Questi allarmi di solito alludono a problemi nei segni di sicurezza, per esempio:
- ologramma che appare “strano” o interrotto
- inchiostro cangiante con colori anomali o poco netti
- filigrana poco definita quando la guardi in controluce
- microtesti impastati, spezzati o illegibili
- dettagli che cambiano inclinando la banconota, ma in modo incoerente
Il fatto che molte fonti non specifichino un simbolo unico e verificabile è già un indizio: spesso si tratta di contenuti costruiti per generare ansia. L’allerta reale, invece, è più sobria: impara a controllare i dispositivi anti-contraffazione.
Come controllare una banconota in 10 secondi (metodo semplice)
Se ti è capitata una 20 euro “sospetta”, non serve un laboratorio. Usa una mini routine, quella che la BCE riassume con toccare, guardare, inclinare:
- Tocca: la carta deve avere consistenza “secca” e resistente, non molle.
- Guarda in controluce: filigrana e filo di sicurezza devono essere netti.
- Inclina: ologramma e elementi cangianti devono cambiare in modo pulito, non “a macchie”.
Se resta il dubbio, la cosa più intelligente (e più tranquilla) è non spenderla: portala in banca o segnala alle autorità. La contraffazione è un tema serio, ma non ha nulla a che vedere con una svalutazione improvvisa delle banconote autentiche.
Nuove banconote in arrivo: cosa cambia davvero
È vero che la BCE ha avviato iniziative per nuovi design, ma questo rientra nella normale evoluzione della valuta. Nella pratica, quando vengono introdotte nuove serie, le vecchie continuano a circolare e restano convertibili.
Se vuoi una “lista” utile, quindi, eccola: non di banconote che perderanno valore, ma di cose da controllare per non ritrovarti con un falso. E, nel frattempo, tenere un piccolo gruzzoletto di contanti in casa non è paranoia, è semplice buon senso. Una di quelle abitudini che capisci davvero solo quando, all’improvviso, il POS non funziona.
Parola chiave da ricordare, più di qualsiasi “simbolo segreto”: contraffazione.




