C’è un momento, quando si avvicinano i 60, in cui la domanda smette di essere teorica e diventa quasi quotidiana: “Posso davvero andare in pensione prima dei 67?” La pensione contributiva anticipata è una di quelle strade che sembrano fatte apposta per chi ha iniziato a lavorare “nell’era nuova” del sistema previdenziale, ma ha regole precise, e qualche sorpresa, sia in positivo sia nei limiti.
Che cos’è (in parole semplici) e a chi parla davvero
Questa misura riguarda chi ha una carriera calcolata interamente con il metodo contributivo, cioè, in pratica, chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995 (o comunque non ha contributi precedenti utili a far scattare il vecchio metodo retributivo o misto).
L’idea è intuitiva: se hai accumulato abbastanza contributi “veri” e l’assegno che ne deriva è sufficientemente alto, puoi anticipare l’uscita senza aspettare la pensione di vecchiaia.
Età minima: quando puoi chiederla
Il punto che interessa tutti è questo: l’accesso ordinario scatta dai 64 anni di età.
Non è un “forse”, è una soglia netta. Da lì in poi, però, serve che anche gli altri requisiti siano centrati, perché questa pensione non si sblocca solo con l’anagrafe.
I requisiti principali (quelli che fanno la differenza)
Per l’accesso ordinario servono tre pilastri, e conviene guardarli uno per uno:
- Età: almeno 64 anni.
- Contributi: almeno 20 anni di contribuzione effettiva, quindi contributi da lavoro effettivo, con esclusione dei contributi figurativi.
- Importo minimo: la pensione maturata deve raggiungere una soglia minima legata all’assegno sociale mensile.
Qui spesso scatta l’errore più comune: molte persone contano “gli anni totali” senza distinguere i periodi figurativi, oppure danno per scontato che l’importo minimo sia automatico. In realtà è proprio la combinazione dei tre requisiti a decidere tutto.
La soglia economica: quanto deve essere “alta” la pensione
La regola base è chiara: l’assegno deve essere almeno pari a 3 volte l’assegno sociale mensile.
Ci sono però riduzioni importanti, pensate per riconoscere il peso della genitorialità sulle carriere:
- Donne con 1 figlio: soglia ridotta a 2,8 volte l’assegno sociale mensile.
- Donne con 2 o più figli: soglia ridotta a 2,6 volte.
È uno di quei dettagli che cambiano davvero le prospettive, soprattutto per chi ha avuto periodi di part time, interruzioni o rientri graduali.
Un requisito che “sale” nel tempo: cosa cambia dal 2025 e dal 2030
Qui vale la pena fermarsi un attimo, perché la bussola dei 20 anni non resterà sempre uguale. Le regole prevedono un aumento del requisito contributivo:
| Anno di riferimento | Minimo di contribuzione effettiva richiesto |
|---|---|
| Fino al 2024 | 20 anni |
| Dal 2025 | 25 anni |
| Dal 2030 | 30 anni |
Tradotto in vita reale: se sei vicino ai 64, il timing conta. Non per ansia, ma per pianificazione, perché rimandare di qualche anno potrebbe significare dover inseguire un requisito più alto.
Il “tetto” temporaneo: perché potresti non vedere subito l’importo pieno
C’è un altro aspetto che spesso emerge solo leggendo bene le condizioni: fino a quando non raggiungi l’età della pensione di vecchiaia (oggi 67 anni), l’importo della pensione anticipata contributiva può essere soggetto a un limite massimo, aggiornato ogni anno, pari a cinque volte il trattamento minimo.
La parte interessante è questa: al compimento dell’età ordinaria, questo limite decade, e la pensione viene erogata nel suo importo reale. È come se ci fosse una “fascia di protezione” temporanea, che poi si scioglie automaticamente.
E se avessi bisogno di uscire prima dei 64?
Se ti stai chiedendo “e prima?”, la risposta onesta è: la pensione contributiva anticipata, di norma, parte dai 64. Però esistono condizioni speciali e canali di uscita anticipata che, in presenza di situazioni specifiche, possono consentire di smettere prima, ad esempio per chi è:
- disoccupato,
- caregiver,
- invalido almeno al 74%,
- impiegato in lavori gravosi.
In questi casi, di solito, non si parla della stessa identica prestazione, ma di misure dedicate con requisiti propri. Il punto pratico è che, se rientri in uno di questi profili, vale la pena verificare quale strumento ti convenga davvero.
In sintesi: chi può richiederla e a che età
La risposta che cercavi, senza giri di parole: può richiederla chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, a partire dai 64 anni, con contributi effettivi sufficienti e con un importo minimo che superi la soglia prevista. Se ti riconosci in questo identikit, sei già nella metà “giusta” del percorso, ora serve solo fare i conti con precisione, perché qui ogni dettaglio pesa.




